(di Alessandro Damiani, DG Ricerca CE, fondatore
dell'APRE)
L'Europa del nuovo secolo sa ancora guardare lontano, restando
con i piedi per terra. I suoi obiettivi sono ambiziosi: riunificare
il continente e allargare i confini dell'Unione, senza frenare il
cammino dell'integrazione; esplorare i nuovi territori del sapere e
farne strumento di crescita dell'economia e della società; contare
di più sulla scena internazionale, portando una voce di pace e di
progresso.
Ma sono al tempo stesso obiettivi concreti, fatti di piani di
lavoro e di scadenze, di norme giuridiche e di analisi statistiche,
di percentuali a cui puntare e di programmi per raggiungerle.
E' naturale quindi che la conoscenza e la ricerca, la scienza e
la tecnologia, siano, oggi più che mai, al centro del progetto
europeo: perché sono il ponte tra realtà e speranza, tra presente e
futuro. L'Europa della ricerca ha fatto e sta facendo molto
per realizzare quel disegno e dare credibilità a quelle
ambizioni.
Ha anticipato e sta accelerando l'integrazione dei nuovi membri
nell'Unione, coinvolgendo migliaia di scienziati e ricercatori di
quei paesi nei progetti di ricerca e nelle reti di collaborazione
del Programma Quadro. Sta cercando di riorientare le priorità di
bilancio e incrementare gli investimenti - verso il 3% del pil da
spendere in R&S - per dare fiato e gambe ai suoi obiettivi di
modernizzazione e di crescita. Sta cercando di razionalizzare
le sue attività - all'insegna della concentrazione e della
complementarietà -- per fare massa critica e incidere di più sulla
società e l'economia del continente. Sta estendendo le sue
competenze - spazio e sicurezza, per citare i casi più
significativi - e ridefinendo i suoi obiettivi per meglio
assecondare la sua aspirazione ad essere più autonoma e
protagonista tra i grandi.
Da qualche anno a questa parte la strategia dello Spazio Europeo
della Ricerca sta trasformando il Programma Quadro da contenitore
di risorse per il finanziamento di progetti e stimolo alla
collaborazione a strumento di una politica di integrazione e di
sviluppo. Ha aperto la strada verso la costruzione di un
"sistema ricerca" in Europa che sia più coeso, più complementare
nelle sue articolazioni e più efficace nelle sue prestazioni. Sta
introducendo nelle sue componenti nazionali più competizione nel
perseguimento dell'eccellenza scientifica e insieme più
collaborazione tra i soggetti portatori di conoscenza, e quindi in
prospettiva più specializzazione attraverso la creazione e la
valorizzazione di poli di competenza a livello e uropeo. Oggi
questa strategia sta cominciando ad affrontare sul serio il nodo
delle "capacità produttive" in fatto di ricerca: le risorse umane,
la formazione, la mobilità dei ricercatori; le infrastrutture e la
mobilitazione delle volontà e delle risorse necessarie a
realizzarle; la ricerca fondamentale come ingrediente di base di
qualunque ricetta di sviluppo e di innovazione.
Di fronte a queste trasformazioni, il ruolo di organismi come
l'Agenzia per la Promozione della Ricerca Europea non solo rimane
indispensabile ma è chiamato a rispondere a sfide più ambiziose.
L'informazione alle aziende, alle università e ai centri di
ricerca, l'assistenza a chi intende presentare proposte, la
formazione degli operatori, continuano ad essere servizi necessari
per aumentare il numero e la qualità, e quindi le probabilità di
successo, dei progetti sottoposti al severo vaglio del Programma
Quadro. Ma c'è di più: il fatto che i progetti finanziati stiano
crescendo in dimensioni e numero di partners e calando in quantità
rende più agguerrita la concorrenza, e quindi più preziose quelle
prestazioni. E a queste si aggiungono nuovi bisogni da
affrontare e una domanda più articolata a cui offrire risposte:
l'identificazione delle potenzialità dei proponenti e la
stimolazione della loro propensione alla collaborazione e alla
competizione; il vaglio comparativo delle opportunità di
finanziamento; il reperimento delle collaborazioni in fase di
costruzione; in alcuni casi, il coordinamento delle complesse
interazioni tra partners, o il supporto alla gestione del loro
portafoglio progetti; o ancora, il sostegno tecnico ai soggetti
istituzionali coinvolti nella costruzione dello Spazio Europeo
della Ricerca: dagli scambi di informazione sulle politiche
all'apertura dei programmi nazionali, dal superamento degli
ostacoli alla mobilità alla promozione del dialogo tra scienza e
società.
La nuova strategia europea di R&S allarga dunque
notevolmente la gamma dei bisogni e al tempo stesso il ventaglio
delle possibilità, e richiede da parte dei protagonisti
dell'impresa ricerca di ogni paese - siano essi policy-makers,
responsabili di programmi, o operatori di ricerca - uno
sforzo più sostanziale, in termini di competenza e di eccellenza,
di apertura alla collaborazione, di capacità di competere. In
questo quadro l'APRE - forte del suo radicamento nel mondo della
ricerca, della sua presenza articolata sul territorio nazionale e
dei suoi quindici anni di esperienza - può offrire all'Italia e
all'Europa un servizio inestimabile.