Evoluzione o rottura? Quale strada seguire per il prossimo Programma quadro? - APRE
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Questa è la domanda di fondo, emersa in alcuni interventi che hanno vivacizzato il recente convegno, dallo stimolante titolo “verso un nuovo futuro”, organizzato dall’APRE nel contesto della Conferenza Annuale. Una domanda che aspetta una risposta, sulla quale bisognerà riflettere nei prossimi mesi. Dovrà farlo in particolare la Commissione, responsabile di definire la proposta del prossimo Programma quadro. Un’operazione non semplice che dovrà richiedere una doppia riflessione su due aspetti legati tra loro da un filo rosso.

La prima sulla necessità e l’urgenza di cambiare lo schema tradizionale, collaudato da ben nove Programmi quadro, tenendo conto che finanziariamente il prossimo Programma non potrà ottimisticamente contare più del 4% di quanto ogni anno viene investito in Europa nella ricerca, complessivamente dai settori pubblico e privato. 

La seconda riflessione dovrà concentrarsi sui cambiamenti di paradigma che si sono prodotti a partire dalla fine del secolo scorso, per coglierne gli elementi essenziali in funzione dei quali definire e confezionare la nuova proposta.  

Per quanto riguarda la prima riflessione non si può non riconoscere che il Programma quadro sia uno dei programmi pubblici di finanziamento della ricerca più importante al mondo anche se in termini di risorse finanziarie il suo impatto è marginale. In effetti, se l’analisi è limitata ai soli numeri non può non risultare evidente che lo sforzo per convincere una larga parte dei tradizionali utilizzatori del Programma quadro a cambiare rotta sia inutile e difficilmente giustificabile.

Il valore aggiunto del Programma quadro

Ma questa non è la ragion d’essere della ricerca promossa dall’Unione. Il valore aggiunto del Programma quadro va ben oltre la sua importanza finanziaria. Non deve essere visto come un problema di risorse ma piuttosto come uno strumento strategico, capace di dare un senso e una direzione a tutta la ricerca europea, inclusa quella finanziata dai Paesi Membri e uno stimolo in grado di suscitare nei ricercatori il sentimento di identità e di appartenenza ad un’unica Comunità Scientifica.  

Ragionando per analogia si potrebbe dire che il valore aggiunto del Programma quadro sia quello di essere il lievito della ricerca europea, capace di farne aumentare il volume, di darle sapore, in grado di valorizzare e tenerne ben insieme i suoi componenti.

Analisi dei cambiamenti

Considerazioni queste che conducono ad abbordare la seconda riflessione, consci del ruolo centrale che sempre di più giocherà la ricerca nel consolidamento del mercato interno e nella realizzazione della transizione ecologica e digitale. Bisognerà fare un’analisi attenta e profonda sui cambiamenti di paradigma che si sono prodotti, con la caduta del muro di Berlino e l’affermarsi progressivo della globalizzazione, per valutarne il potenziale impatto sulla costruzione del prossimo Programma quadro.  

Tra i paradigmi che caratterizzano la nuova epoca storica nella quale siamo entrati, non sempre coscienti, la complessità è certamente il paradigma più “rivoluzionario”. È quello che richiede un cambiamento culturale profondo, un modo nuovo di vedere la realtà e d’interpretarla, di pensare, di organizzarci e di agire. È il metodo che ci può aiutare meglio a navigare nell’oceano dell’incertezza, dell’instabilità, tra un ordine globale che non c’è più e un altro che non c’è ancora.  

Il metodo complesso che potremmo con parole più semplici definire come la capacità di vedere e pensare nel suo insieme la realtà senza scomporla artificialmente, tende a riunire ciò che è disperso, ciò che è separato.  Ci chiede di unificare, integrare, vedere gli eventi con un approccio sistemico, di immaginare scenari alternativi.  

Cercare strade alternative

Proprio la ricerca di strade alternative potrebbe essere la risposta alla domanda che ci siamo posti all’inizio. Una risposta molto impegnativa che implica una rottura con il passato, che obbliga a concepire e strutturare il prossimo Programma quadro in modo diverso da quello che ha ispirato i precedenti nove. Significherebbe mettere in causa la struttura tradizionale dei (tre) pilastri e abbandonare l’approccio lineare che privilegia la ricerca disciplinare e settoriale, per introdurre un approccio capace d’integrare discipline, tecnologie, attori diversi e tutte le fasi di ricerca e sviluppo necessarie per raggiungere gli obiettivi socio-economici concreti che ci si è posti, dalla ricerca di frontiera alla realizzazione dei prototipi, senza soluzione di continuità.   

L’introduzione di questi due principi fondamentali implicherebbe in cascata molti altri cambiamenti, necessari per renderne coerente l’organizzazione e la gestione. Come una maggiore concentrazione delle attività di ricerca su un numero limitato di obiettivi concreti e precisati nelle loro caratteristiche e funzionalità. Il ricorso a pochi strumenti di finanziamento tra cui i “procurements”.  La definizione di regole finanziarie semplici, comuni a tutte le azioni, basate sul concetto di “lump sum”. L’introduzione, nel rispetto del principio di sostenibilità, del concetto di neutralità scientifica e tecnologica, lasciando ai ricercatori la scelta delle tecnologie e degli approcci. La definizione dei “deliverables”, in modo chiaro e preciso, da realizzare nelle diverse fasi della ricerca. Soluzione quest’ultima che permetterebbe di eliminare definitivamente i rapporti scientifici, obbligo giustificato, all’origine dei Programmi quadro, dalla natura scientifica dei progetti e di introdurre un nuovo sistema di valutazione ex ante ed ex post incentrato su risultati concreti e visibili.  

Un’insieme coerente di cambiamenti certamente non facili da realizzare e giustificare senza una visione del futuro, senza la convinzione della loro necessità e urgenza, senza il supporto della Comunità Scientifica e dell’industria.  

Un’operazione comunque da non rimandare alla prossima occasione, limitando l’azione di rinnovamento del Prossimo Programma a dei semplici ritocchi estetici.

Il Gruppo Heitor, successore del Gruppo Lamy, di recente costituzione, come anche la Comunità Scientifica e la Politica in generale non potranno tardare a dare una risposta a questa domanda di fondo.   

Evoluzione o rottura? Questo è il dilemma da risolvere per assicurare alla ricerca europea un ruolo in linea con i tempi.

 

Questo articolo è tratto da APREmagazine – Speciale Conferenza Annuale 2023

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