Becoming young. Giovani e Commissione europea a confronto su Horizon Europe - APRE

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Photo by Oliver Cole on Unsplash

"Il nostro è un futuro comune di cui i giovani sono condottieri chiave per la loro capacità di essere innovatori dirompenti”

La UE sta cercando di diventare giovane? A sentire la presidente von der Leyen proclamare il 2022 “Anno europeo dei Giovani” sembrerebbe di sì. Dalla Conferenza sul Futuro dell’Europa alle Mission in Horizon Europe fino ai singoli programmi di lavoro sotto il Programma Quadro, il coinvolgimento delle più giovani generazioni sembra aver ben superato il perimetro della “sperimentazione” per diventare necessità politica oltre che aspirazione programmatica. Raccogliendo l’invito, la Conferenza Annuale APRE 2021 ha aperto la serie degli APREdialogue con il confronto tra Jean Eric Paquet, direttore generale DG Ricerca e Innovazione della Commissione europea e alcuni dei giovani changemaker del progetto Gen C, coordinato da ANG e Ashoka Italia e che vede APRE tra i partner strategici.

Il direttore Paquet ha rilanciato ai giovani innovatori sociali la sfida per una R&I responsabile e inclusiva, utile e vicina alla società. I giovani changemaker, a partire dalla loro esperienza di attivismo e imprenditoria, hanno detto la loro e posto sul tavolo “la” questione: come passare dalla visione al coinvolgimento reale dei giovani e della società nel suo complesso nel contesto di Horizon Europe? Ne è nato un dialogo che ha toccato punti e spunti di lavoro importanti.

 

Un futuro comune, guidato dai giovani

Grandi cose bollono nel pentolone Horizon Europe, dove si sta in parte “cucinando” il nostro futuro. Da qui è partito Jean-Eric Paquet, chiarendo un punto spesso vittima di retorica. “Il futuro non è dei giovani, il futuro è di tutti. Il nostro è un futuro comune di cui i giovani sono condottieri chiave per la loro capacità di essere innovatori dirompenti”.

Ci siamo dunque tutti dentro, come individui e come società. “La scienza è parte della transizione – ha chiarito Paquet – perché offre soluzioni tecnologiche che possono essere usate dalla società ma anche e soprattutto perché la scienza ci permette di trasformare i modi in cui viviamo e la realtà intorno a noi”. E ha rinforzato: “La tecnologia non è una soluzione magica per risolvere il problema del cambiamento climatico o della biodiversità. Come individui dotati di soluzioni tecnologiche migliori siamo parte del processo di cambiamento mentre la scienza ci fornisce gli approcci sistemici e trasversali. I comportamenti, i consumi, la mobilità sono modi attraverso cui partecipiamo alla transizione”. In sintesi, “la scienza ci permette di contribuire al meglio, nella direzione che vogliamo”.

Sulla triade innovazione, impatto, responsabilità l’intervento di Giulia Faleri, giovane CEO di Vezua, market-place globale basato sulla sostenibilità che ha sottolineato come questa sia non solo legata ad aspetti etici e ambientali, ma stia progressivamente diventando elemento di vantaggio competitivo sul mercato laddove coniugata con innovazione. “Le riserve naturali sono un fattore critico in ogni settore e conservare l’ecosistema significa aver cura della salute pubblica, della società e dell’economia”, ha concluso. E Paquet, concordando, ha rinforzato affermando che un grande e coraggioso lavoro va fatto sugli indicatori che misurano crescita e stato di salute di società ed economia.

 

Non basta convincere della bontà della scienza

“Per assicurare che l’investimento dell’Unione europea in Ricerca e Innovazione porti al risultato atteso è necessario che le scelte siano fatte non dai cittadini ma con i cittadini”, ha affermato senza mezzi termini Paquet. “Non basta spiegare la scienza ai cittadini né convincere della sua bontà in quanto veicolo di progresso, bisogna coinvolgere i cittadini nel disegno della scienza”. “Nei processi di Ricerca e Innovazione considero la fase del design la fase chiave per garantire l’impatto e credo che non sia stato ancora fatto abbastanza a livello nazionale ed europeo”, ha concluso. Come fare dunque per assicurare reale cooperazione nei processi di innovazione che implicano tecnologia complessa, assicurando che ci sia volontà a collaborare e possibilità di comprensione tra cittadini e scienziati? Questo il punto di discussione sollevato da Fabio Frattin, giovane co-founder di Algor Maps, applicazione che usa intelligenza artificiale per sostenere processi di apprendimento di persone con DSA. “La questione è centrale ed estremamente complessa” ha specificato Paquet. “Cercare i giusti interlocutori, fare in modo che siano preparati a contribuire e assicurarsi che il livello del confronto sia quello appropriato”, questi i suggerimenti del direttore che ha sottolineato come in Horizon Europe l’approccio dell’innovazione sociale sia largamente presente anche su argomenti molto tecnologici.

Il fenomeno delle fake news nella faticosa costruzione di questo rapporto di collaborazione è un altro dei punti sollevati. “La comunicazione della scienza si muove in ambiente non facile. Si tratta di combattere le fake news, ma anche considerare che la società sta cambiando e il rapporto tra scienza e spiritualità si sta facendo più complesso”, ha commentato Paquet. La chiave sta nel proporre la scienza come metodo e non come verità assoluta.

 

La Mission Città climaticamente neutre, per esempio

Nel discutere del rapporto tra scienza e società, Jean-Eric Paquet è tornato sulle cinque Mission in Horizon Europe, portando come esempio tra tutte la Mission Città climaticamente neutre e intelligenti che vedrà le prime 100 città aderenti sottoscrivere un Patto per il Clima e arrivare alla neutralità climatica nel 2030. “La Commissione europea – ha specificato – contribuirà con investimenti, conoscenza e networking tra le città ma il modo in cui risultati di ricerca e le innovazioni saranno orientate e utilizzate verrà definito da un Piano di trasformazione co-disegnato con i cittadini”. Considerare la volontà dei cittadini attraverso processi di co-design è, nella visione della Commissione, l’unica via per assicurare impatto. L’approccio della Mission Città, per stessa affermazione del direttore Paquet, è molto vicino alle istanze ed esperienze portate nella discussione da Ivana Calabrese, ideatrice di Vox Populi, associazione che valorizza il territorio di Grassano (MT). Il cambiamento come azione di cittadinanza attiva è infatti una chiave dell’esperienza sul territorio. “Lavorare sulla fiducia, la motivazione e l’ispirazione nell’affrontare le sfide della contemporaneità, dando spazio alle iniziative spontanee e alle idee dei più giovani” è la ricetta messa sul tavolo da Calabrese, a cui fa eco la conclusione di Jean- Eric Paquet. “Le Mission Horizon Europe richiedono cittadini motivati a impegnare tempo e risorse per una sfida comune”, ha sintetizzato, esortando i giovani changemaker a farsi guida di questo movimento. “Potete essere in prima linea con la vostra energia dirompente e dare supporto ai leader che stanno lavorando per il cambiamento. La Ricerca e Innovazione europea vi sostiene”.

Ci prepariamo dunque a un 2022, Anno europeo dei Giovani che vedrà (forse) la Ricerca e Innovazione europea “ringiovanirsi” in spirito, azioni ed energie. “APRE – ha rassicurato in chiusura dell’APREdialogue il direttore Marco Falzetti – si impegna a dare il suo contributo nella comunità italiana e non solo, in continuuità con la collaborazione con l’Agenzia Nazionale Giovani avviata lo scorso anno”.

 

Questo articolo è stato pubblicato in APREmagazine n. 17 di dicembre 2021

Guarda l’APREdialogue Young changemakers face the global transition through Horizon Europe“, Jean-Eric Paquet , Direttore Generale, DG Ricerca e Innovazione – Commissione europea in dialogo on i giovani Changemakers: Ivana Calabrese, Giulia Faleri, Fabio Frattin (Conferenza Annuale APRE, 2021)

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