Michiel Scheffer, Presidente EIC: “Eliminare le barriere all’interno dell’innovazione europea” - APRE
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La Commissione europea ha nominato il 30 marzo 2023 Michiel Scheffer Presidente dello European Innovation Council (EIC). Olandese, Scheffer è una figura influente nel mondo accademico e delle politiche pubbliche, con un’esperienza professionale di oltre 20 anni nel campo dell’innovazione, comprese tecnologie rivoluzionarie, innovazioni dirompenti e investimenti nelle start-up. 

Quali insegnamenti si possono trarre dagli sforzi compiuti in passato dall’Europa per costruire ecosistemi di R&I e migliorare le prospettive di uno scenario basato sul deep-tech?

È fondamentale che l’Europa costruisca un ecosistema deep-tech. L’Europa è molto brava nella ricerca e relativamente brava nell’innovazione, ma non è abbastanza forte nel creare imprenditorialità a partire dalla ricerca e dall’innovazione. L’obiettivo è quindi quello di migliorare questo aspetto. Inoltre, è importante che l’Europa faccia uno sforzo per sostenere economicamente le idee brillanti e ambiziose proprio al fine di stimolare l’imprenditorialità, nonché creare connessioni all’interno tra queste aziende per stimolare l’imprenditorialità innovativa e tecnologica.

Cosa si può imparare dalle Regioni e dai Cluster deep-tech ad alto rendimento già esistenti?

EIC finanzia direttamente le imprese che operano negli ecosistemi regionali (esempi di ecosistemi regionali molto forti sono la Lombardia con l’alta concentrazione di aziende in ambito aerospazio, o il Veneto). È quindi importante promuovere l’imprenditorialità individuale, contestualizzandola nelle value chains a volte nell’ambito regionale, a volte in ambito europeo (ad esempio, Quantum è un cluster paneuropeo). È necessario potenziare l’ecosistema regionale perché è lì che spesso le aziende ricevono supporto, trovano subappaltatori. È importante avere un duplice livello di supporto: la catena del valore e i cluster.

Quali nuove condizioni e meccanismi chiave – ad esempio, normativi, finanziari, di programmazione, ecc… – saranno necessari per promuovere la prossima generazione di innovatori e aziende di deep-tech?

Abbiamo due sfide da considerare. La prima riguarda l’EIC Accelerator, attraverso cui le aziende possono attraversare la valle della morte dopo la quale hanno bisogno di grandi investimenti. C’è su questo punto una proposta sul tavolo chiamata “STEP” che dovrebbe essere uno strumento che finanzia investimenti più grandi per andare oltre e superare quindi la valle della morte. La seconda sfida è quella di stimolare lo scaling up: l‘Europa è ancora composta da 27 Stati membri, con 27 diversi sistemi sanitari. Bisogna togliere le barriere all’interno dell’innovazione, specialmente nell’implementazione delle tecnologie sul mercato.

La prima riunione del nuovo Board del Consiglio europeo per l’innovazione si è svolta il 10 e 11 gennaio 2024 a Leuven. Quali sono le priorità per il lavoro del Consiglio nel 2024, in particolare con riferimento all’attuazione dell’EIC nella seconda metà del programma (2024-27)? 

Lo European Innovation Council Board o viene rinnovato ogni due anni. La metà del Board è cambiata a fine del 2023. Attualmente è composto da dieci membri e da un Presidente. La discussione di gennaio ha riguardato tre priorità:

  • ASPETTI OPERATIVI – L’EIC è uno strumento relativamente nuovo, quindi siamo molto attenti a ottenere aspetti operativi (tutte le procedure devono essere puntuali, affidabili, il time to grant ben definito così come il time to equity).   
  • ASPETTI STRATEGICI – Stiamo facendo le cose giuste? Stiamo davvero investendo in quelle aziende che portano le soluzioni e diamo loro il contesto per farlo? (Hanno accesso al mercato dei capitali?). Questo secondo punto diventerà il primo quando gli aspetti operativi saranno risolti.
  • ASPETTI GEOGRAFICI – Garantire che in tutte le regioni d’Europa e per tutte le diversità d’Europa ci sia accesso all’eccellenza. In pratica, le aziende che presentano aspetti scientifici o tecnologici brillanti devono avere pari opportunità di accedere agli strumenti di finanziamento dell’EIC. 

Il WP 2024 si trova ad affrontare nuove regole sulla proprietà intellettuale che non concedono più i diritti completi solo al cosiddetto inventore dell’EIC. Cosa può dire in merito?

L’IPR è essenziale. Vediamo che una buona proposta è sempre caratterizzata da IPR di proprietà della startup o da diritti concessi in licenza dall’Università o dal Centro di ricerca alla startup stessa. Questa è quindi la condizione di base ed è anche importante che ogni progetto Pathfinder, Transition o Accelerator veda una maggiore protezionale relativamente ai diritti di proprietà intellettuale alla fine del progetto piuttosto che all’inizio.  L’IPR è quindi una componente essenziale di una buona proposta. È bene avere una buona conoscenza dei segreti commerciali: pubblicare qualcosa va bene, ma avere una forte posizione di IPR è essenziale per dare all’azienda la libertà di operare.  Ciò che è importante, soprattutto quando la tecnologia viene concessa in licenza, è che l’azienda ottenga una licenza dall’Università o dal Centro di Ricerca e che le condizioni siano eque (una quota di proprietà ragionevole ma non eccessiva da pagare al proprietario del brevetto) e che le trattative siano rapide. In questo contesto, il Consiglio ha lavorato su una raccomandazione per dare una negoziazione rapida sulle condizioni alle quali la startup o la scale-up che ne fa richiesta può utilizzare un brevetto (ci sono Paesi in cui l’adozione dell’EIC è più bassa che la negoziazione spesso richiede troppo tempo e la startup rinuncia). È quindi importante avere regole chiare e questo si riflette nel Programma di lavoro. 

Il nuovo accordo, che riguarda l’EIC e il gestore esterno del fondo AlterDomus, è in vigore dal settembre 2022 ma ora è ufficiale. Possiamo dire che porterà stabilità ai al time to grant? 

Nell’ EIC Accelerator abbiamo due agenzie che svolgono rispettivamente il loro ruolo: tutto ciò che riguarda la parte di grant è gestito dall’EISMEA, mentre per la parte di capitale la gestione è trasferita alla BEI. Molti giustamente ricordano che c’è stato un ritardo nella gestione degli applicant per quanto riguarda l’equity, ma ora il flusso funziona e ogni settimana vengono firmate 2/3 Termsheet. Quindi ora abbiamo un processo in corso, ma non dimentichiamo che si tratta di un processo enorme: al momento abbiamo 545 aziende che sono state valutate positivamente all’interno del più grande fondo di deep-tech in Europa; quindi, c’è un grande volume da gestire. Inoltre, c’è una crescente distinzione tra le aziende Fast Track (aziende che si sono organizzate in modo da essere pronte per gli investitori e sono quindi pronte per un processo di investimento più rapido) e quelle che sono ancora alla ricerca di investitori, o che hanno più difficoltà a trovarli perché non sono nella loro regione, e quindi hanno più tempo per arrivare a un accordo. I team di EISMEA e BEI lavorano a stretto contatto: alla fine di febbraio una conferenza congiunta ha permesso ai team di EISMEA e BEI di capirsi meglio (mescolando prospettiva di sovvenzione e prospettiva di rischio). 

Può fornire tre consigli per gli applicant in EIC?

  1. Dovete essere sicuri, in quanto applicant, di avere delle basi di proprietà intellettuale solide e serie: questa è la prova che siete deep-tech. È la vostra idea che volete portare attraverso la valle della morte.  
  2. Dovete davvero pensare all’intero business case. La proposta completa è un business plan. Serve coerenza tra le vostre ambizioni e il contributo che state richiedendo.   
  3. Dovete avere un team valido e questo richiede molto esercizio. Preparare l’application  è anche un esercizio di ciò che si sta facendo e ciò che farete nella vita reale. Quindi, durante il colloquio, dimostrate che c’è un team. Tutto ciò che avete scritto nella proposta deve essere interamente interiorizzato.

Questo articolo è tratto da APREmagazine n. 24 di marzo/2024

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