Oltre Horizon Europe, verso FP10 - APRE
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Già da più di un anno la Commissione Europea ha avviato la valutazione intermedia di Horizon Europe: un esercizio che si concluderà entro fine 2024/inizio 2025 e da cui dovranno scaturire indicazioni per correggere la rotta del programma nel corso dei suoi ultimi tre anni, e i primi orientamenti in vista del decimo Programma Quadro 2028-2034.

L’APRE ha contribuito e sta contribuendo in maniera sostanziale a questo esercizio, soprattutto attraverso l’attività del suo Gruppo di Esperti “Mid-term”, chiamato ad analizzare lo stato di realizzazione di Horizon Europe e a fornire raccomandazioni per migliorarne l’attuazione e suggerimenti per la preparazione del prossimo programma, dal punto di vista della comunità italiana di ricerca e innovazione. Questo impegno ha prodotto due rapporti – uno preliminare e uno finale pubblicato in questi giorni – e tra i due ha generato un’ampia consultazione dei soci APRE e di altri stakeholder e il coinvolgimento di esperti e decisori.

Il rapporto finale del Gruppo parte da un apprezzamento sostanzialmente positivo di Horizon Europe; ne analizza i principali aspetti di programmazione, governance e implementazione in uno spirito di critica costruttiva; e formula una cinquantina di proposte migliorative, di cui una dozzina sono indicate come prioritarie.

Queste proposte riguardano la necessità di razionalizzare il panorama eccessivamente complesso del PQ e più in generale della ricerca europea; migliorare la definizione degli obiettivi prioritari attraverso il ricorso sistematico al foresight; aumentare la flessibilità di programmazione grazie all’introduzione di un fondo di riserva del 10%; rafforzare una cultura dell’impatto spostando l’attenzione dalle procedure ai risultati e semplificando la gestione dei progetti; migliorare la valutazione delle proposte rendendola più trasparente e fornendo sempre un adeguato apporto di competenze; assicurare che l’EIC copra effettivamente “tutti i tipi di innovazione”, e incoraggiare un’ampia partecipazione delle PMI innovative al programma; promuovere la ricerca collaborativa anche su tematiche a bassi livelli di maturità tecnologica; garantire per i Partenariati e le Missioni coerenza rispetto alle finalità, inclusività e trasparenza; favorire lo sviluppo delle capacità di R&I con misure tipo “Widening” ma impostate su base regionale anziché nazionale.

La prossima, decisiva, tappa prevede l’organizzazione di momenti di confronto su queste tematiche e le relative proposte con i principali interlocutori istituzionali a livello nazionale ed europeo.

Intanto in Commissione la riflessione sul prossimo Programma Quadro, che tutti chiamano provvisoriamente FP10, è già iniziata, con analisi di dati, studi mirati, brainstorming interni, un gruppo di lavoro dove si confrontano i responsabili dei paesi membri, e presto un panel di super-esperti chiamati ad alimentare il processo con idee originali. Quindi è ormai tempo che anche noi – APRE, stakeholder, responsabili nazionali – volgiamo risolutamente lo sguardo verso il decimo PQ.

E non c’è tempo da perdere. Sembra impossibile, se pensiamo che non sono passati neanche tre anni dal varo di Horizon Europe, e che per alcune componenti del programma i primi dati sull’implementazione cominciano appena adesso ad affluire. Eppure è così: entro un anno o poco più il gruppo dei super-esperti produrrà le sue raccomandazioni e la Commissione uscente trarrà le somme della valutazione intermedia di HE e lascerà in eredità alla successiva i suoi primi orientamenti per il futuro. Dopodiché nel corso del 2025 la nuova Commissione formalizzerà la sua proposta legislativa per FP10.

FP10: che tipo di programma

Sulla base dell’esperienza dei successivi PQ e delle raccomandazioni del gruppo di esperti APRE “Mid-term”, proverò ad avanzare alcune considerazioni che, senza pretesa di essere esaustive, spero possano contribuire a stimolare una riflessione tra gli addetti ai lavori su come potrebbe essere il prossimo programma.

Dovrà essere un programma capace di produrre risultati tangibili e impatto significativo sul medio e lungo periodo, in termini di conoscenze, tecnologie, capacità competitiva, progresso economico e utilità sociale. Non si dovrà limitare a premiare l’eccellenza ma dovrà servire anche a coltivarla e diffonderla. Per essere efficace dovrà essere selettivo, certo; ma la selezione dovrà essere fondata esclusivamente sull’eccellenza e sulla capacità di produrre risultati, non sulla difficoltà di accesso o sulla scarsità delle risorse disponibili.

Dovrà essere ben più di uno sportello per il finanziamento di progetti, ma rappresentare davvero lo strumento principe di una politica di ricerca e innovazione coraggiosa e rivolta al futuro: una politica europea a pieno titolo, oltre che un sostegno indispensabile per le altre politiche.

FP10 dovrà essere un programma ambizioso, ricco, lungimirante, inclusivo, chiaro, equilibrato, accessibile e flessibile.

Ambizioso

In grado di allargare significativamente gli orizzonti del sapere, ma anche migliorare la competitività dei nostri sistemi economici e affrontare le grandi sfide di oggi e di domani: dal cambiamento climatico alla diversificazione energetica, dalla salute pubblica alla decarbonizzazione, dalla trasformazione digitale all’intelligenza artificiale.

Ricco

Con una dotazione finanziaria adeguata, all’altezza delle ambizioni e delle straordinarie sfide da affrontare; che affermi l’importanza della R&I per il futuro dell’Europa; che consenta di migliorare sensibilmente il tasso di successo dei proponenti.
Lungimirante: costruito su basi credibili, con la definizione di obiettivi e priorità alimentata da una solida e sistematica attività di foresight.

Inclusivo

Preparato e discusso in maniera largamente condivisa, attraverso un’ampia consultazione che coinvolga in maniera strutturata esperti, protagonisti e utilizzatori di ricerca e innovazione.

Chiaro

Con una struttura semplice, che rifletta chiaramente gli obiettivi, e sia facilmente intellegibile anche dal grande pubblico; che eviti le ridondanze, rafforzi le complementarietà e favorisca gli approcci interdisciplinari.

Equilibrato

Che promuova sì la ricerca e l’innovazione di frontiera, ma che sia anche capace di coinvolgere un’ampia platea di PMI innovative, e favorisca la ricerca collaborativa anche a bassi TRL.

Accessibile

Con regole chiare, facilità di accesso, valutazioni competenti e trasparenti, tasso di successo ragionevole, agilità di realizzazione, monitoraggio effettivo per promuovere l’uso dei risultati.

Flessibile

Un fondo di riserva del 10% che consenta di affrontare novità ed emergenze; modalità di finanziamento che vedano una rinnovata prevalenza dei “grants”, che siano flessibili rispetto alla diverse tipologie di attività e di partecipanti, e permettano di finanziare anche commesse mirate quando la natura del risultato da acquisire lo giustifichi.

Un programma come quello abbozzato, un programma che tenga conto delle ambizioni europee e degli interessi italiani, sarà una condizione necessaria ma non sufficiente per assicurare una buona performance dell’Italia nel quadro della ricerca europea. Almeno altri due ingredienti saranno necessari affinché la ricetta funzioni: un sostanzioso sviluppo del nostro sistema ricerca/innovazione, e un impegno costante per valorizzare la ricerca italiana in Europa e assistere gli operatori che vogliono intraprendere quel percorso.

Per quel che riguarda la crescita del nostro sistema ricerca, da tempo ci si è resi conto che le risorse europee possono essere complementari ma non sostitutive di quelle nazionali, e che per avere successo in Europa occorre investire in casa: vince chi ha più ricercatori, più infrastrutture, più laboratori, più investimenti. Le risorse straordinarie e le riforme rese possibili dal Next Generation EU hanno rappresentato un passo importante nella buona direzione; ma basta dare uno sguardo ai programmi e agli investimenti recenti degli altri grandi paesi europei per rendersi conto che bisognerebbe che l’eccezione PNRR diventasse la norma, se vogliamo tenere il passo dei nostri partner/concorrenti.

Per quanto concerne la valorizzazione delle eccellenze e il sostegno agli operatori, occorrerà ancora una volta, ancora più di prima, un rinnovato impegno, uno sforzo corale di tutti: dalle istituzioni ai protagonisti della ricerca e dell’innovazione. E l’APRE, come sempre, farà la sua parte.

Questo articolo è tratto da APREmagazine n. 23 di novembre/2023

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