L’Istituto Superiore di Sanità compie 90 anni - APRE
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Un’occasione per ripercorrere il passato con uno sguardo al futuro

Lo scorso 21 aprile l’Istituto Superiore di Sanità, il principale istituto di ricerca nel campo della salute in Italia, che ho l’onore di presiedere dallo scorso gennaio, ha compiuto 90 anni. Il traguardo è stato l’occasione per ripercorrere il passato di questa istituzione, con la sua vocazione per la ricerca testimoniata dal passaggio di quattro premi Nobel nei suoi laboratori, e con il suo contributo fondamentale ai principali eventi che hanno coinvolto la salute pubblica nel nostro paese, ma anche di analizzare il presente e di tracciare una strada per il futuro. L’Istituto, che a un certo punto della sua storia ha ad esempio ospitato la prima fabbrica pubblica di penicillina in Italia, c’era negli anni del colera a Napoli, negli anni Ottanta durante l’epidemia di Aids e ha affrontato tragedie ambientali come quelle di Seveso e Chernobyl. C’è stato nella recente pandemia, dove le persone di questo Istituto sono state in prima linea senza risparmiarsi mai e continuerà a esserci con il suo enorme patrimonio di conoscenze e di competenze ogni volta che il Paese ne avrà bisogno. Nella necessaria trasformazione che accompagnerà i prossimi anni della storia di questo Istituto ciò che rimarrà immutato sarà la sua vocazione alla ricerca pubblica. Non cambierà il suo obiettivo di individuare le migliori prassi sanitarie basate sulle migliori evidenze scientifiche. Non muterà il suo dovere di formare gli operatori e informare la popolazione, di costruire strategie per la tutela della salute. Non cambierà soprattutto la sua determinazione a essere accanto al Paese ogni volta che è necessario sia nelle situazioni ordinarie sia in quelle straordinarie. 

L’ISS nei progetti italiani, europei e internazionali

In queste sue attività, che abbracciano tutti i settori rilevanti per la salute pubblica, l’Iss si è sempre mosso in un’ottica di collaborazione con le altre realtà scientifiche e istituzionali in Italia e nel resto del mondo, partecipando anche storicamente ai principali progetti nazionali e internazionali nel campo della salute, si pensi ad esempio al ruolo nello sviluppo dei farmaci anti Hiv. Attualmente siamo in decine di progetti e joint action italiani, con una particolare attenzione a quelli finanziati dal PNRR e dal PNC, europei e internazionali, spesso nel ruolo di capofila. Per quanto riguarda i finanziamenti europei, nel solo 2023 l’ISS ha vinto 19 progetti nell’ambito delle azioni dei programmi quadro 2021-2027 “Horizon Europe” e “EU4Health”, a cui si aggiungono altri 7 progetti nell’ambito di altre iniziative europee per un totale di circa 15 milioni di euro, un dato in crescita rispetto al 2022. Altri 9 progetti sono stati finanziati nell’ambito di bandi competitivi internazionali. Gli ambiti di azione di questi progetti sono i più diversi: si pensi ad esempio al progetto Jacardi (Joint Action on cardiovascular diseases and diabetes), la più grande iniziativa Ue nel campo delle malattie cardiovascolari, di cui siamo coordinatori europei, con l’obiettivo di ridurre il carico di queste patologie, del diabete e dei fattori di rischio ad esse correlate, sia a livello individuale che di popolazione, e in diversi contesti. L’elenco sarebbe ancora molto lungo, data la varietà delle competenze dei ricercatori dell’istituto, con i progetti che vedono la nostra partecipazione che spaziano dalla salute materno-infantile all’equità della salute passando per malattie infettive, ambiente, tumori. 

Al fianco della comunità scientifica

La recente pandemia ha messo in luce ancora una volta la necessità di condividere risultati, esperienze, metodi di studio, e l’Istituto è stato e sarà sempre a disposizione della comunità scientifica internazionale con il suo patrimonio di sorveglianze sulle principali patologie pericolose e di ricerche nel campo della salute pubblica. I nostri ricercatori sono inseriti ad esempio in tutte le reti europee che monitorano gli agenti patogeni, emergenti o già conosciuti, e partecipano attivamente a tutte le iniziative internazionali sulla preparedness in vista delle prossime minacce pandemiche. Ma anche in altri settori la collaborazione è fattiva, e spesso promossa dallo stesso Istituto: si pensi ad esempio alle Malattie Rare, un tema a cui l’Iss ha sempre dedicato molta attenzione. Proprio il fatto che questo tipo di patologie colpisce un numero limitatissimo di persone nel mondo impone che si lavori su reti sempre più ampie, la cui creazione è sempre stata uno degli obiettivi dei ricercatori dell’Istituto, che ne sono parte integrante. Anche l’attività dei trapianti di organi, e più in generale di cellule staminali, ha una dimensione sempre più internazionale, e per l’Italia è proprio il Centro Nazionale Trapianti, ospitato dall’Istituto, che ne ha il coordinamento e la responsabilità. 

La vocazione internazionale dell’Istituto si manifesta anche in iniziative come il Public Health Workforce Laboratorium, una piattaforma innovativa sulla formazione concepita durante il G20 a presidenza italiana realizzata dall’Istituto e messa a disposizione dei ricercatori e del personale sanitario di tutto il mondo, che mira principalmente alla formazione di nuove competenze e skills per integrare i profili più eterogenei degli operatori di Sanità Pubblica nei diversi sistemi sanitari, comunque confrontati a problematiche comuni e bisogni in emergency preparedness e response. E ancora, nella presenza di molti Laboratori di Riferimento europei, ad esempio per i parassiti, per l’Escherichia Coli, e per le encefalopatie spongiformi trasmissibili, e WHO collaborative center. 

L’ISS nel futuro

Sulla base di queste premesse nel futuro penso perciò a un Istituto che abbia come centro la ricerca, che punti a studiare le malattie rare insieme a quelle dei grandi numeri, che rafforzi il suo impegno sulle emergenze infettive ma che contemporaneamente punti sulla cultura della prevenzione per sostenere il futuro del sistema di cure. Scuola e famiglia hanno insieme a noi questa missione educativa mirata a due cose fondamentali: diventare anziani in salute e liberare risorse per chi ha bisogno di più assistenza. Il futuro passa inoltre attraverso cure sempre più personalizzate e perciò più costose che richiedono nuove politiche di welfare ma anche una nuova consapevolezza che fare prevenzione e custodire la propria salute significa contribuire a garantire le cure per tutti i cittadini. Questa strada non può che passare per la crescita del livello di alfabetizzazione scientifica che nel nostro Paese è ancora basso. L’istituto, con il suo patrimonio di competenze, anche in questa sfida si impegnerà a fare la sua parte.

Questo articolo è tratto da APREmagazine n. 25 di luglio/2024

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